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Recensioni[1]

Published on dicembre 30th, 2017 | by Elide Messineo

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Per chiudere in bellezza l’anno, lo scorso 29 dicembre Netflix ha rilasciato l’attesa quarta stagione di “Black Mirror”.

La serie in questi anni ha riscosso molto successo e ha visto alternarsi grandi nomi, sia alla regia che davanti alla macchina da presa. Qualità crescente e contenuti sempre più ansiogeni, la serie antologica infatti è una riflessione sul futuro che ci attende, a volte senza andare troppo lontano. Procedendo in maniera meno “binge” del solito, proponiamo qui di seguito le mini-recensioni dei singoli episodi di questa quarta stagione, qual è il vostro preferito?

[in aggiornamento]

USS Callister

⭐⭐⭐

Uno degli argomenti che permettono ampio spazio di manovra per una serie come “Black Mirror” sono senza alcun dubbio i videogame e l’avvento della realtà aumentata. Il virtuale permette di arrivare davvero ovunque, perfino nello spazio. Lo sa bene Toby Haynes, che ha deciso di dare vita a un episodio che parzialmente è una sorta di parodia di “Star Trek”. Un episodio che dura oltre un’ora, in cui il protagonista, Robert Daly (Jesse Plemons), è un sociopatico che sfoga la propria rabbia repressa nel videogioco che lui stesso ha creato e potenziato per le sue sessioni private. Una realtà alternativa in cui si trasforma completamente e che pone molti interrogativi sulle infinite possibilità del virtuale. Dei cloni digitali possono essere considerati degli esseri umani a tutti gli effetti e fino a che punto ci si può spingere? “USS Callister” è pieno zeppo di citazioni, quel pizzico di ironia che non guasta mai, e vanta un cast eccellente, che comprende anche Cristin Milioti e Jimmi Simpson. Ma non è un episodio che lascia a bocca aperta, nonostante offra diversi spunti di riflessione, come sempre. Tuttavia è costruito molto bene e non stride l’unione tra il sapore vintage della flotta spaziale e quello futuristico del gioco e dell’azienda in cui ogni giorno Daly reprime le sue frustrazioni, circondato da colleghi poco attenti alle sue esigenze. La prospettiva che tutto questo possa diventare reale è fortemente inquietante, ovvio.


Arkangel

⭐⭐⭐⭐

Dal trailer già si era capito che sarebbe stato particolarmente angosciante. Diretto da Jodie Foster, “Arkangel” racconta la vita di una madre single insieme alla figlia, alla quale è stato installato un innovativo sistema di localizzazione. Che non si limita, però, a fornire informazioni sulla posizione geografica ma, tramite un tablet, permette alla madre di vedere in diretta ciò che vede la figlia, di conoscere il suo stato di salute e censurare tutto ciò che la può turbare. Marie (Rosemarie DeWitte), spaventata per aver smarrito la figlia per qualche ora, decide di ricorrere a questo sistema per non perderla più di vista ma ben presto la situazione degenera. La ragazza cresce sotto l’occhio attento di una madre particolarmente ossessiva, senza privacy e tutelata dai numerosi filtri che non le permettono di vedere la realtà così com’è. La madre scopre che evitando a Sara (Brenna Harding) di vedere anche il lato peggiore del mondo non permette alla ragazza di sfogare rabbia e frustrazione e decide così di liberarsi del suo tablet. Ma la tentazione di controllare ogni aspetto della ragazza è più forte. Questo episodio permette di riflettere su molteplici argomenti, a partire dal difficile ruolo del genitore. E dell’importanza che ogni figlio ha di vivere la propria privacy. Un genitore, infatti, non può pretendere di controllare ogni aspetto della vita della creatura che ha messo al mondo, almeno non quando ha raggiunto un certo livello di autonomia. È importante che ogni figlio viva le proprie esperienze, commetta i propri errori e sì, che sappia anche che il mondo non è perfetto e impari a stare attento. Il difficile compito di un genitore è quello di gestire la situazione con equilibrio: facile a dirsi, molto meno a farsi. Come sempre in “Black Mirror” tutto è portato all’estremo ma non è nemmeno improbabile che qualcosa del genere possa accadere nella realtà, anche se con sistemi diversi. Seppure in maniera più sottile, la Foster traccia un’altra argomentazione più sottile, che riguardagli adolescenti di oggi, sempre più esposti alla realtà più cruda. Tramite dispositivi e internet basta poco per guardare porno e video violenti all’interno di una scuola elementare: se il filtro di Arkangel è un eccesso, anche non averne affatto (almeno a una certa età) comporta una distorsione della realtà e una difficoltà nelle relazioni. L’influenza della pornografia sulla vita sessuale degli adolescenti è un argomento che è già stato discusso, i ragazzi sembrano non riuscire a distinguere la finzione dalla vita reale e in questo caso, la protagonista contribuisce ad “ovattare” la vita della figlia cercando di diminuire la tensione al minimo, persino quando c’è un cane incatenato ad abbaiare.


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References

  1. ^ Recensioni (www.cinezapping.com)
  2. ^ (www.cinezapping.com)
  3. ^ (www.cinezapping.com)
  4. ^ (www.cinezapping.com)

CineZapping

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