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NEW YORK. Un’insegna colorata di giallo, arancio e blu incornicia la scritta Springsteen on Broadway alle porte del Walter Kerr Theatre. Sembrano lampade a petrolio spalmate su un graffito. Otto di sera. Numero di posti: 960. I libretti in platea formano l’ala d’argento di un angelo. Il Boss entra in scena: chitarra in mano, casse a terra, un pianoforte a bordo palco. La divisa di un pistolero. E le prime parole sulle note di Growin’ Up dove racconta di essere “in piedi, fermo come un sasso a mezzanotte” a comandare la brigata notturna. Noi.

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Sul tavolato di Broadway ogni verso è pronunciato con il tono di un bambino; ogni accordo rincorre una storia, un aneddoto, senza mai uno stacco per due ore di fila. Dai live sul bagnasciuga del New Jersey – “Ho comprato la chitarra a 15 anni per 18 dollari. Mi sono esibito per la prima volta in un club di nuoto. Mi infilano 5 dollari in tasca; penso: Gesù, i migliori soldi che abbia mai fatto” – a simbolo della classe operaia americana, che lo ha seguito per quarant’anni negli stadi, fino a teatro (dove oggi il prezzo del biglietto per la buca d’orchestra tocca i 12mila dollari).

Springsteen debutta a Broadway: parole e rock attraverso 40 anni di storiaBruce Springsteen parla con noi come se fossimo nella sua camera dei ricordi: “No, non è un concerto rock. E non faccio teatro” mette le mani avanti. “Questo, sono semplicemente io che vi porto sulle crepe del mio vecchio marciapiede di Randolph Street”. La rockstar, appassionata del musical Hamilton e di Stephen Sondheim, si fa cantastorie fino a febbraio, per cinque notti a settimana. Dopo aver scartato spazi come Shubert, Nederlander e Jujamcyn, ha scelto il Walter Kerr Theatre, costruito nel ’29 e casa di produzioni che hanno vinto Pulitzer e Tony, “perché avevo bisogno di un posto intimo”. Sembra di stare sulla strada con Springsteen quando si esibisce in My Hometown e My Father’s House . “Non ho mai svolto un lavoro dalle 9 alle 5; Broadway è la cosa più vicina a un lavoro da impiegato” dice. “Non ho band né regista, ci sono le luci di Natasha Katz e la potenza del suono di Brian Ronan. Siamo soli. Io e voi. Presenti, con la fede che abbiamo a disposizione”.
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