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Marco Bellocchio, Stefano Savona, Gianni Zanasi. Sono tre i registi italiani selezionati per la 50° Quinzaine des realisateurs del Festival di Cannes, in una selezione di 20 lungometraggi e 10 cortometraggi, che appare con qualche nome valido, qualcuno interessante, ma non scoppiettante come si vociferava. Finalmente compleato, debutterà “La strada dei Samouni” di Stefano Savona, un documentario dalla lunga gestazione ambientato nella Striscia di Gaza (dove il regista aveva già filmato “Piombo fuso” nel 2009), con le animazioni di Simone Massi.
Mentre “Troppa grazia” di Gianni Zanasi, una commedia con Alba Rohrwacher, Elio Germano e Giuseppe Battiston, sarà anche film di chiusura.
Ancora il cortometraggio “La lotta” di Marco Bellocchio con Fabrizio Falco e Barbara Ronchi.
Si aggiungono a “Dogman” di Matteo Garrone e “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher” in concorso ufficiale e a “Euphoria” di Valeria Golino in Un certain regard, oltre al cortometraggio “Così in Terra” di Pier Lorenzo Pisano con Roberto Citran e Angelarosa Orsini, che sarà in gara nella Cinéfondation.
Film d’apertura della Quinzaine sarà il colombiano “Pajaros de verano – Birds of Passage” di Ciro Guerra e Cristina Gallego, rispettivamente già regista e produttrice de “El abrazo de la serpiente”. Spiccano “Leave no Trace” di Debra Granik (“Un gelido inverno – Winter’s Bone”), l’animazione “Mirai – Mirai ma petite soeur” di Mamoru Hosoda (“La ragazza che saltava nel tempo”), “Climah” di Gaspar Noé, “Weldi – Dear Son” del tunisino Mohammed Ben Attia (“Hedi”). Ancora “Teret – The Load” del serbo Ognjen Glavonic (“Dubina dva”) con Leon Lucev, “Petra” dello spagnolo Jaime Rosales (“La soledad”), “The Pluto Moment” del cinese Ming Zhang e le opere seconde di due figli d’arte, “Mandy” di Panos Cosmatos (figlio di George P.) e “Le monde est à toi” di Romain Gavras (figlio di Costas).
Le uniche due esordienti sono Arantxa Etchevarria con “Carmen y Lola” e “Joueurs – Treat me like Fire” di Marie Monge. Tra i francesi ci sono “En liberté!” di Pierre Salvadori, “Amin” di Philippe Faucon e “Les confins du monde” di Guillaume Nicloux (autore discontinuo, da ricordare per “L’enlèvement de Michel Houellebecq”).
Si presenta sulla carta molto interessante il programma della 57° Semaine de la critique, riservata alle opere prime e seconde, che comprende sette titoli in competizione e quattro proiezioni speciali, più nove cortometraggi.
“Chris the Swiss” della svizzera Anja Kofmel, già passato in versione non definitiva alle Giornate del cinema svizzero di Soletta, è un documentario animato d’indagine molto bello che ricorda quelli della romena Anca Damian. Alla ricerca della verità sulla fine del cugino Chris, giornalista morto in Croazia nel 1992.
Dopo l’originale “Storie di cavalli e di uomini”, l’attore e regista islandese Benedikt Erlingsson torna con “Kona fer i strio – Woman at War”. Tre le registe donne: l’ungherese “Egy nap – One Day” di Zsofia Szilagyi, il polacco “Fuga – Fugue” di Agnieszka Smoczynska e l’indiano “Sir” di Rohena Gera. Gli altri film in competizione sono “Diamantino” di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt e “Sauvage” di Camille Vidal-Naquet.
In apertura c’è “Wild Life” esordio di Paul Dano dal romanxo autobiografico di Richard Ford, con Carey Mulligan e Jake Gyllenhaal, già passato al Sundance. La chiusura sarà invece di “Guy” di Alex Lutz. Fuori gara si annuncia molto interessante il belga “Nos batailles – Our Struggles” di Guillaume Senez (scoperto con “Keeper” del 2015). Completa la selezione “Shéhérazade” di Jean-Bernard Marlin.
Nicola Falcinella

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