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Perché è uno specchio nero la metafora del nostro futuro? Non ci sono risposte semplici a questa domanda. A partire dal fatto che sia una serie televisiva a porla. Black, ‘nero’, ‘oscuro’: come il Dark Web, il luogo dove nascono leggende inquietanti che forse non sono tali, il luogo dei troll e degli hacker, dell’illegalità diffusa e del crimine, dei terroristi e di Anonymous, degli oppositori a regimi dittatoriali e di oppressori, di agenti segreti e di spie. “Out of the blue and into the black/ you pay for this, but they give you that” cantava Neil Young: dalla tecnologia i tecno-ottimisti della prima ora (oggi quasi tutti disillusi, compreso il guru della Realtà Virtuale, Jaron Lanier) speravano di ottenere libertà diffusa, democrazia, un mondo migliore. Invece dell’utopia sognata appare invece sempre più inquietante la faccia distopica del controllo da parte del potere politico e l’invasività delle multinazionali.
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