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Un fratello resta in te per sempre. Nel caso di Albert Hammond junior in senso letterale: nel 1979 il suo gemello Francis morì all’interno del pancione della mamma che stavano dividendo, e fu necessario procedere a un cesareo per estrarre il corpicino e poi richiudere, lasciando che Albert finisse la gestazione. Ma un’unghia di Francis restò nella placenta del fratello. Albert è nato regolarmente, cresciuto e diventato star del rock come chitarrista degli Strokes, una delle band di maggiore successo dell’ultimo decennio. Ma questa storia gli è stata raccontata solo a 36 anni, cioè due anni fa. Ed è stato quasi inevitabile farne un disco. Francis trouble quindi lo immaginereste come un album cupo, zeppo di riflessioni su cosa vuol dire scoprire che avresti potuto avere qualcuno che condivide tutto di te, dal Dna all’aspetto fisico alla data di nascita, e invece no, sulle occasioni di intimità e di confidenza perse, insomma sull’opportunità mancata di avere un altro te con cui spartire ogni cosa nel bene e nel male. Ebbene, vi sbagliate completamente: è un disco allegro, energico, positivo. Alla Strokes verrebbe da dire. Ma non diciamolo a Hammond, che sul tema della band è molto sensibile. C’è comunque tanto di cui discutere con lui, che è in concerto mercoledì al circolo Magnolia di Milano per l’unica data italiana legata al disco (circonvallazione Idroscalo 41, ore 21, ingresso 20 euro, tel. 366.5005306)
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