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Circa cinque ore prima dell’apertura delle porte del concerto di Lorde, fuori dal Fabrique di Milano, c’è già una notevole quantità di persone. Molto giovani, per la maggior parte. Parecchi con lo zaino del liceo, alcuni sono seduti a fare complicati compiti di matematica, altri a scrollare e messaggiare compulsivamente sul telefono. Si vede, la loro passione, nelle magliettine bianche con scritto a pennarello “Melodrama[1]“, con un fiorellino al posto dell’ultima “a”.

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Alcuni di loro sono qui anche per l’opening act che, per una volta, ha qualcosa di davvero interessante da raccontare e non è soltanto una scelta di etichetta/organizzatore per pulirsi la coscienza. Khalid[2] è una Lorde al maschile, nero e con i capelli afro. Sono più o meno coetanei, parlano a un pubblico simile, sono pop senza vergognarsene. E avercene, di pop del genere.

Khalid, nel backstage, sta esultando per la sua nomina agli American Music Awards come migliore canzone R&B, Location. È una traccia lenta, in cui invita la sua bella a comunicargli la sua posizione via Whatsapp. Col cellulare in mano, la stessa cosa che facevano le due amiche di prima, fondamentalmente, caricando un selfie nelle stories di Instagram.

C’è tutta una generazione, a cui i media non hanno ancora capito bene come parlare, che vive sui social (anche quando va sulla gondola a Venezia, per citare una foto girata parecchio e compresa poco), filtrando la realtà ma aumentandola allo stesso tempo, perdendosi delle cose e vivendone delle altre, impensabili da fuori. E Lorde e Khalid hanno compreso come parlare proprio a loro. E loro, questa sera, sono qui a sentirli.

Ci sono gli sfigati, fondamentalmente. Che hanno trovato in se stessi un riscatto. Quello che si meritano

Khalid, addirittura, deve il suo successo a una snapchattata di Kylie Jenner, reginetta social dalle labbra abbondanti, sorellastra della dinastia Kardashian tra le altre cose, che trasmetteva in sotto fondo proprio la sua Location.

Quello che presentano, Lorde e Khalid, è un concerto che sembra costruito apposta per parlare a chi è qui con una letterina in mano da lanciare sul palco. C’è un popolo di sognatori inadeguati, che usa i social per gioire di sogni sotto forma di filtro e soffrire di insulti anonimi. Sono i maschi beta, le femmine con i capelli rosa, sono quelli che piangono in bagno e quelle che scrivono lettere di disperazione sui diari delle loro migliori amiche. Sono gli sfigati, fondamentalmente. Gli outsider, come si definisce Lorde[3]. Che sono riusciti a trovare in se stessi un riscatto e una fonte di orgoglio. Quello che si meritano.

È una generazione incompresa da chi comunica, che ha una sensibilità straordinaria, che sogna ad occhi aperti. Che è adolescente ma con degli strumenti mai avuti prima d’ora da quelli della sua età. Ci sono delle ricerche di marketing che dicono che chi ha tra i 12 e i 16 anni è molto sensibile sui temi sociali della vita. E questo concerto serve a dimostrarlo, in modo meno scientifico ma più tangibile.

Lorde (che era la preferita di Bowie, è quella di Marracash[4] e ha esordito con un singolo scritto a 16 anni che fa invidia a chi ne ha almeno il doppio, Royals) prima di iniziare Liability si siede per raccontare come l’ha scritta, e di come la sua testa vaghi sempre, sia sempre in viaggio e continui a farsi domande. E continui a cercare di stare bene con se stessi.

Attaccandosi a una canzone, a un amico – vero o immaginario. Oppure, semplicemente, al cellulare. Magari postando anelli di cipolla[5].

References

  1. ^ Melodrama (www.rollingstone.it)
  2. ^ Khalid (www.rollingstone.it)
  3. ^ come si definisce Lorde (www.rollingstone.it)
  4. ^ quella di Marracash (www.rollingstone.it)
  5. ^ anelli di cipolla (www.rollingstone.it)

News Musica – Rolling Stone Italia

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