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La commedia macedone “Iscelitel – Secret Ingredient” di Gjorce Stavreski ha vinto la 36° edizione del Bergamo Film Meeting (www.bergamofilmmeeting.it). Tra i sette film inseriti nella Mostra concorso, tra i quali ben quattro esordi, il pubblico ha scelto la storia di Vele che, rimasto senza stipendio, deve lottare ogni giorno per comprare le medicine al padre malato di cancro. Finché un giorno si trova in possesso di un pacchetto di marijuana e la sua vita di perdente sembra cambiare. Al secondo posto si è classificata la commedia sentimentale “Ice Mother – Baba z ledu” del ceco Bohan Slama. Una vicenda agrodolce che ha per protagonista Hana, vedova, madre di due figli che ospita tutti i sabati per il pranzo. Un appuntamento irrinunciabile, nonostante i litigi tra i fratelli opposti eppure entrambi irriconoscenti verso la madre. Un giorno, mentre è al fiume con il nipotino, la donna salva dalle acque Brona, un attempato e bizzarro nuotatore che vive in un furgone fuori città. È l’inizio di una rinascita e un nuovo modo di vedere le cose. Una gradevole commedia della terza età, ben recitata. Terzo l’inglese “Apostasy” di Daniel Kokotajlo. Tra gli altri film in gara, l’interessante viaggio di una famiglia sgangherata che vive di espedienti e combattimenti tra galli di “Mobile Homes” del canadese Vladimir de Fontenay.
Nel concorso documentari Visti da vicino ha vinto il franco-svizzero “Die dritte option – The Third Option” di Thomas Furhapter sui dilemmi etici posti dalla tecnologia, mentre il premio della giuria Cgil è andato al bel georgiano “Mzis Qalaqi – City of the Sun” di Rati Oneli, sui ritmi e i segreti di una città mineraria semiabbandonata.
Il momento culminante della rassegna è stato rappresentato dalla presenza dell’attrice e regista norvegese Liv Ullmann, cui è stata dedicata la tradizionale retrospettiva. La Ullmann, nota soprattutto come protagonista di tanti capolavori di Ingmar Bergman, della quale fu a lungo anche compagna di vita, tra i quali “Persona”, “Sussurri e grida”, “Scene da un matrimonio” o “L’immagine allo specchio”, ha incantato il pubblico con la sua presenza e le sue parole. Nel corso della settimana sono stati proiettati 21 lungometraggi, comprese le sue cinque regie: “Sofie” (1992), “Kristin Lavransdatter” (1995), “Conversazioni private” (1998), “L’infedele” (2000) e “Miss Julie” (2014) dalla tragedia di August Strindberg.
Importante anche la sezione “I ribelli del ’68. La nuova onda del cinema cecoslovacco”, dedicata a una data cruciale e a cineasti che hanno segnato un’epoca, con sette film come “Treni strettamente sorvegliati” (1966) di Jiří Menzel, “L’uomo che bruciava i cadaveri” (1968) di Juraj Herz, “Lo scherzo” (1969) di Jaromil Jires o “Obchod na korze – Il negozio al corso” (1965) di Jan Kadar ed Elmar Klos.
La sezione “Europe, Now!” ha proposto le personali di tre registi europei che si stanno affermando: il francese Stéphane Brizé è noto soprattutto per “La legge del mercato” (2015) e “Una vita” (2016), usciti anche in Italia, ma va ricordato almeno anche per “Quelques heures de printemps” (2012) storia di eutanasia e di un rapporto madre figlio; il romeno Adrian Sitaru, con i suoi cinque lungometraggi tra i quali i recenti “Illegittimo” e “Fixeur”, che saranno nelle sale italiane dal 22 marzo; l’austriaca Barbara Albert ha all’attivo cinque pellicole (tra i quali “Free Radical” e “Falling”) come regista e altre come produttrice. Infine il focus dedicato alla slovena Špela Čadež, specialista di animazione con i pupazzi.
Nicola Falcinella

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