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Sebbene la varietà e il livello della proposta musicale facciano invidia alle venue sperimentali di tutto il mondo, il Cafe OTO ha un certo numero di veterani e habitué che il pubblico londinese ha imparato a conoscere in ogni aspetto del loro multiforme estro artistico. Ciò che rende sempre eccitante la programmazione del locale – e in generale il dominio della libera improvvisazione – è che al cambio di un solo fattore, o in base al clima della serata, tutto può assumere un aspetto inedito e prendere direzioni inaudite.

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Nella presente sessione intitolata “Front And Above” è documentato il concerto one-off di un trio piuttosto particolare, proprio a motivo di un elemento “estraneo” inserito laddove, più probabilmente, di norma troveremmo un contrabbasso. Da un lato, dunque, due riferimenti dell’avant-jazz inglese: il sassofonista Seymour Wright, attivo in particolare dai primi anni Duemila e già apparso in due registrazioni live edite nel 2016 dalla nuova netlabel OTOroku, e la batteria di Steve Noble, sul cui CV compaiono collaboratori del calibro di Derek Bailey[1], Peter Brötzmann[2], Evan Parker e John Edwards (del 2012 la registrazione all’OTO con Keiji Haino[3], anch’essa edita lo scorso anno). Il terzo elemento è la nuova leva dell’elettronica sperimentale John Chantler[4], australiano di base a Stoccolma, regolarmente in scena coi variopinti cablaggi del suo synth modulare.

In rapporto all’irruenza dei due membri in acustico, l’intervento dell’elettronica si fa perlopiù interstiziale, come un freddo e metodico tracciato di segni che funge da sconnesso fil rouge per tutte le fasi della muta conversazione. All’ingresso fragoroso seguono due momenti di laconica meditazione al rallentatore (“Front 2-3”), un riordino di idee e frammenti para-linguistici in vista della ripresa nell’ipotetico secondo tempo. Nel primo lungo movimento, “Above” si muove dapprima a tentoni nell’oscurità, con i lamenti soffocati del sax e il guizzare dell’archetto ai bordi dei piatti; da alfabeto Morse alieno, il sintetizzatore va gonfiandosi progressivamente in un ostinato mutante alla Ståle Storløkken (Supersilent[5]), per poi ritornare a un puntillismo ossessivo nella sequenza successiva, caratterizzata da un grado elevato di autoreferenzialità e non-significazione da ogni parte del gruppo. In coda lo sentiamo invece richiudersi quietamente in se stesso, come a voler negare la previa serie di gesti inconsulti e sovraeccitati, invocando la comprensione del pubblico.

Non è mai facile – e anzi è sempre azzardato – stilare un bilancio per le sessioni free impro, specie quando non ne siamo diretti partecipi. Forse più di altri, il trio di Chantler, Noble e Wright avrà espresso tutto il suo potenziale nell’immediato, oggi risentendo in parte del distacco a mezzo discografico. Non si stenta a riconoscere, tuttavia, l’equilibrio con cui i performer hanno soppesato ogni fase del loro incontro, rispettando i reciproci spazi e ascoltandosi con attenzione durante l’atto creativo.

(13/10/2017)

References

  1. ^ Derek Bailey (www.ondarock.it)
  2. ^ Peter Brötzmann (www.ondarock.it)
  3. ^ Keiji Haino (www.ondarock.it)
  4. ^ John Chantler (www.ondarock.it)
  5. ^ Supersilent (www.ondarock.it)

Ondarock

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