SHARE

Tutti hanno cominciato da qualche parte, anche i più grandi hanno dovuto iniziare con qualcosa di modesto. C’è stata, ad esempio, una vita che ora sembra lontanissima in cui Stanley Kubrick era un fotografo. Prima di 2001: Odissea nello spazio, prima di Arancia Meccanica o Shining, tra gli occhi di Kubrick e la realtà c’era sempre un filtro, una lente attraverso cui guardare il mondo, l’obiettivo della macchina fotografica.

Loading...

Through a Different Lens: Stanley Kubrick Photographs è la mostra allestita al Museum of the City of New York (dal 3 maggio fino a ottobre) che raccoglie circa centoventi fotografie scattate durante quelli che vengono definiti i suoi anni di formazione: sono le immagini realizzate per il magazine Look (storico competitore dell’altra famosa rivista, Life, di Henry Luce) per il quale Kubrick aveva iniziato a lavorare, a diciassette anni, prima come apprendista e poi come fotografo ufficiale, il più giovane della rivista. Dal 1945 al 1950, Kubrick è stato un giovanissimo fotoreporter con uno sguardo già incredibilmente sensibile per le storie umane: che si trattasse di sciuscià in strada, di giovani amanti nella metropolitana, di vite borghesi nella quotidianità dei loro appartamenti o di Montgomery Clift, il divo di Hollywood al quale Kubrick riuscì a strappare uno scatto, proprio come farebbe un paparazzo. Nel suo lavoro da fotografo, prima di diventare leggenda del cinema, un ruolo importante come fonte d’ispirazione lo hanno svolto New York e le sue strade.

Kubrick a 17 anni, lo sguardo su New York del maestro dell’immagine
Kubrick veniva dal Bronx e quella città, che dopo la seconda Guerra Mondiale era all’apice della visibilità, era la tela sulla quale lui fermava immagini di vita quotidiana. E valevano lo stesso, ai suoi occhi, tanto gli angoli più eleganti quanto i quartieri popolari. Un po’, forse, per lo stesso stimolo a sperimentare che ritroverà dietro la macchina da presa e che lo porterà a mettersi in gioco in più generi, dalla fantascienza alla satira politica, dai film di guerra a quelli storici, sempre comunque mantenendo centrale la figura umana: cambiano gli sfondi, le strade e le ambientazioni dei suoi film, resta fermo l’uomo.

Non conta guardare quelle foto e cercare somiglianze col lavoro di Henri Cartier-Bresson, ad esempio, o Diane Arbus. Piuttosto, notare come la fotografia gli abbia permesso di individuare i riferimenti tecnici e estetici di quello che sarebbe stato il suo cinema: è stato attraverso la macchina fotografica che Kubrick ha imparato a diventare un acuto osservatore delle interazioni umane. Una volta messe in sequenza dinamica le sue immagini, il passo successivo sarebbe stato quello di crearci delle storie intorno.


Repubblica.it > Spettacoli

Loading...

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here