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Academy Awards abbiamo un problema: Gravity, il film di Alfonso Cuarón, premiato nel 2014 con sette Oscar, tra cui migliori effetti speciali, migliore regia e fotografia, è tecnicamente il film ambientato nello spazio meno accurato di tutti. E a dirlo non è una ricerca qualunque, ma sono le donne che lo spazio lo studiano o ci vanno davvero, le scienziate della Nasa che BBC Radio 5 ha intervistato chiedendo un parere sulle migliori e peggiori ‘storie spaziali’ presentate sul grande schermo.

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A dire la verità il film di Cuarón non era stato apprezzato solo dalla critica (ai sette Oscar va aggiunto anche un Golden Globe) ma anche dal pubblico, lo dimostrano gli oltre settecento milioni di dollari raccolti al box office. Eppure quando si è trattato di giudicare il film con protagonisti Sandra Bullock e George Clooney, i pareri sono stati pressoché unanimi: “Tutto quello che poteva andare male in quel film è andato terribilmente male e non è certo l’idea che vorremmo avessero le persone su questa industria” ha commentato Tori. “Il modo in cui Sandra Bullock riesce a muoversi tra le orbite senza, apparentemente, alcun problema” per Caley è quasi ridicolo. Noiosa la parte in cui lei “respira profondamente, per quasi un’ora, seduta da sola”. No, non è decisamente accurato dice Allison: “Quando si toglie la tuta e resta con quel completino intimo striminzito… molto carino, ma dov’è il pannolino?”.

Se Gravity è il peggiore, è comunque in buona compagnia: per le scienziate altri film sono scientificamente poco corretti. Mission to Mars di Brian De Palma e Pianeta Rosso di Antony Hoffman, ad esempio. “In uno dei due di vedono addirittura un paio di basi di Dna scritte in maniera sbagliata” spiega Gioia. Armageddon è pure tra i peggiori, Il pianeta delle scimmie “mi fa sempre addormentare”, dice Subashini. E poi c’è chi, come Regina, se la prende con Balle spaziali, la parodia di Star Wars di Mel Brooks: “È così banale”.

Sull’altro fronte, invece, quello delle storie ambientate nello spazio meglio riuscite, trionfa il film del 1995 di Ron Howard, Apollo 13: “Mostra cosa è davvero un viaggio nello spazio”, spiega Karen, “se non fosse per quel film sarebbe davvero difficile per me spiegare in cosa consiste il mio lavoro” dice Emily che dirige le missioni spaziali. Sono poi citati Interstellar, la serie Star Trek: The Next Generation o l’altro film ambientato sul pianeta Marte, The Martian di Ridley Scott, quest’ultimo perché “è dove vorremmo arrivare – dice Allison – e il film mostra davvero bene quanto è difficile”. Da donna, Regina non può non apprezzare il lavoro fatto con Il diritto di contare, la storia della fisica afroamericana Katherine Johnson, la prima scienziata nera a collaborare con la Nasa negli anni Sessanta e che, per questo motivo, si trova ad affrontare prima di tutto problemi di razzismo e sessismo. “È un film che mostra il potere delle donne – commenta Regina – e uno dei suoi pregi è quello di aver portato alla luce certe storie”.


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