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Se c’è una tradizione nel prog[1] italiano, almeno in quello del massimo splendore settantiano, questa sta nella sensibilità politica – se non proprio impegno – dei suoi interpreti. Anima che non sembra mancare ai Magnolia, band romana che propone un disco in cui “rivolta” e “resistenza” sono le parole-chiave. Fortunatamente, l’ascolto di “Con fuoco” fuga il primo dei timori: ciò che viene donato all’ascoltatore non è una blanda dose di slogan e stereotipi politicizzati ma una riflessione equilibrata sul concetto di resistenza all’oppressione, nei panni della coppia di innamorati ribelli ritratti in copertina.

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La tradizione non si ferma alle tematiche sociali, ma viene rispettata anche dalle composizioni, grazie a sonorità sonorità fortemente legate alla cultura prog italiana ed estera, con molteplici strizzate d’occhio al progressive inglese “ammorbidito” degli anni 80 (su tutti i Pink Floyd[2] di Gilmour).
Questo gusto per il classico all’inizio tende a fare da freno a mano a dispetto dell’evidente qualità creativa del collettivo capitolino. Ad esempio, “Con fuoco” propone subito una serie di cliché comuni a molte band italiane, se non proprio appartenenti all’area di provenienza dei Magnolia: il pianoforte bene in evidenza, i vocalizzi che accompagnano il riff portante e l’immancabile chitarra mista tra David Gilmour e Steve Rothery[3] tanto amata dai progster italiani. Un filone simile inseguono “Rivolta” e “La città della notte”, tracce dedicate alle storie di ribellione e soprusi come la Primavera araba o i fatti della scuola Diaz nei giorni del G8 di Genova, dove Chiara Gironi dà pieno sfogo alle capacità delle sue corde vocali, prediligendo in verità più l’estensione che l’espressività.

Il cambio di marcia arriva però subito dopo con “Gea”: il timbro della Gironi si arricchisce e nel frattempo si assesta su registri meno estremi, mentre le chitarre di Di Cori e Tifi inseguono atmosfere più crepuscolari, ricordando cose degli Anathema[4] di Judgement, ereditandone la stessa predisposizione alla melodia e all’uptempo.
Da qui “Con fuoco” decolla, si scrolla di dosso alcune sonorità fin troppo nostalgiche, valorizzando inoltre al meglio il buonissimo lavoro fatto in sede di missaggio e incisione (dalla RedStone Productions di Amsterdam) e mostrando ciò che di meglio i Magnolia sanno proporre: le atmosfere malinconiche e a tratti gotiche di “Syrma”, con la miglior prestazione della tastierista Valeri, perfettamente spalleggiata dalla Gironi; la commovente ballata Stasi, ambientata nella Germania dell’Est e implicito omaggio alla pellicola “Le vite degli altri[5]” fino all’ambiziosa doppietta finale con “Terre di mezzo”, una cinematografica narrazione sul conflitto mediorientale, e la romantica “Luna del viandante”, snodata su tre movimenti amalgamati alla perfezione.

È proprio in questo finale, laddove la band gioca tutte le sue carte in un ambizioso “all-in”, che il punto più alto viene raggiunto con un perfetto mix tra melodie, variazioni che passano da fughe strumentali a momenti più rarefatti, testi suggestivi e soprattutto una certa lontananza dai cliché più abusati del progressive rock, singolare se si considera che questo accade con le suite finali, in perfetta convenzionalità progressive.
Concludendo, ci troviamo di fronte a un’opera raffinata e scrupolosamente elaborata, figlia di una band esperta e coesa ma con ulteriori margini di crescita. Se questi sei artisti sapranno dare un seguito a quanto sentito nella seconda metà di questo piacevole lavoro, ne sentiremo davvero delle belle.

(13/02/2018)

References

  1. ^ prog (www.ondarock.it)
  2. ^ Pink Floyd (www.ondarock.it)
  3. ^ Steve Rothery (www.ondarock.it)
  4. ^ Anathema (www.ondarock.it)
  5. ^ Le vite degli altri (www.ondacinema.it)

Ondarock

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