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“C’è un tale Michelangelo da Caravaggio che a Roma fa cose notevoli. Costui s’è conquistato con le sue opere fama, onore e rinomanza. Egli è uno che non tiene in gran conto le opere di alcun maestro, senza d’altronde lodare apertamente le proprie. Ora egli è un misto di grano e di pula; infatti non si consacra di continuo allo studio, ma quando ha lavorato un paio di settimane, se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe, cosicché è raro che lo si possa frequentare”. La fama di Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio, nato a Milano il 29 settembre 1571, precedeva di certo la spada da cui non si separava mai già ai suoi tempi, quando committenti, biografi e poeti – come il fiammingo Karel van Mander – si prodigavano nel tentare di fermare su carta una personalità e un talento strabordanti. Genio, assassino, rivoluzionario, incapace di sottostare alle regole e alle leggi. Certamente, provvisto di una coscienza e di una profondità fuori dall’ordinario, una dote, e forse piaga, di molti suoi tormenti. ‘L’anima e il sangue’ di Caravaggio ha provato a raccontarli il lungometraggio di Jesus Garces Lambert, al cinema per tre soli giorni il 19, 20 e 21 febbraio, in una delle prime produzioni in Italia realizzate in 8K. Il film è distribuito da Nexo Digital e targato Sky, con la consulenza scientifica dello storico dell’arteClaudio Strinati e la voce di Manuel Agnelli. Agnelli, cantante degli Afterhours, giudice di X Factor e conduttore della trasmissione Ossigeno, su Rai 3 dal 15 febbraio, ha dovuto ‘narrare’ l’io del pittore ma, soprattutto, dell’uomo.
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