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Non è vero che visse d’arte e d’amore. L’arte la rese divina ma le dannò la vita. L’amore lo conobbe tardi o credette di conoscerlo, era in realtà la scoperta delle cose belle della vita che poi le presentò un conto salato. Callas visse di gloria, Maria di sacrificio. Callas girò il mondo, Maria cercò se stessa. Callas raccolse i consensi e l’affetto di cui Maria aveva disperatamente bisogno. Destiny is destiny, and you can’t get out dice in un’intervista in bianco e nero, convinta che la sua strada fosse segnata da subito, Maria Kalogeropoulos doveva diventare “la Callas”. È un’indagine sul rapporto fra le due donne il bel documentario Maria by Callas realizzato in tre anni di lavoro certosino da Tom Volf, autore di 31 anni che a 25, di ritorno da una Maria Stuarda al Met, trascorse una notte su YouTube soggiogato dalla grandezza di una figura per lui semisconosciuta. Da lì l’idea di un lavoro con cui restituire un’immagine inedita di Maria Callas attraverso materiale d’archivio recuperato in ogni angolo del mondo. Filmini privati Super8, foto inedite, registrazioni pirata realizzate dagli ammiratori durante le performance, lettere intime, interviste andate in onda una sola volta, interviste a giovanissimi fan accampati davanti al teatro, come in attesa di una rockstar.
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