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I prezzi variavano dai 3 ai 6 dollari e 50. Nessuno sapeva bene cosa aspettarsi da questo Monterey International Pop Festival. Di sicuro non un salto nel futuro con una chitarra bruciata sul palcoscenico dal genio visionario di Jimi Hendrix. Nel giugno del 1967 era tutto molto nuovo, molto psichedelico, molto alternativo, specialmente in California. Da qualche giorno era uscito Sgt. Pepper dei Beatles, la Summer of Love era appena iniziata. Un raduno musicale nel Monterey County Fairgrounds con nomi famosi (e altri meno, almeno in quel momento) non poteva che incuriosire quel mondo impegnato in una potente accelerazione culturale.
 
Monterey Pop Festival, i protagonistiLa magia di quella tre giorni, andata in scena dal 16 al 18 giugno di cinquant’anni fa, è stata immortalata dalle telecamere del regista D.A. Pennebaker (un maestro del cinema rock, lo stesso che ha firmato il celebre documentario su Bob Dylan Don’t look back) nel film Monterey Pop, che oggi rivive in una versione restaurata che verrà proiettata il 27 giugno a Bologna nell’ambito della rassegna Il cinema ritrovato. Erano giorni di euforia e di improvvisazione, vista l’assoluta novità dell’evento. “Sono passati più di cinquant’anni da quando mi sono recato per la prima volta a Monterey con Lou Adler e John Phillips – ha raccontato Pennebaker – loro stavano organizzando un enorme festival di musica pop che doveva tenersi a Monterey, appunto. Io ero là per vedere com’era e capire come filmare un festival musicale, per la prima volta. Davo per scontato che ci sarebbe stata una sorta di arena che avrebbe ospitato l’evento, ma quello che trovammo fu una sorta di parco per le fiere agricole. Dovevamo costruire da soli il nostro palco, e, in realtà, l’intero layout del festival. E quando i trenta o quaranta gruppi musicali sarebbero arrivati e avrebbero cominciato a suonare, io avrei dovuto capire come filmarli”.
 

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