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“Pageant”, il secondo album del duo newyorchese dei PWR BTTM pubblicato lo scorso 12 maggio ma subito ritirato dal mercato dall’etichetta Polyvinyl Records in seguito alle accuse di molestie sessuali rivolte al cantante della formazione, Ben Hopkins, è tornato ad essere disponibile sulle principali piattaforme di vendita e streaming musicali: determinante, nello sblocco dell’impasse, è stato l’ingaggio, da parte del gruppo, dell’avvocato Jeffrey Koenig, che sta aiutando il gruppo a tornare in pieno possesso dei diritti delle proprie pubblicazioni.

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Lo scorso 10 maggio, due giorni prima della pubblicazione del loro ultimo disco, Kitty Cordero-Kolin, una figura piuttosto nota sulla scena DIY di Chicago, postò su un gruppo Facebook chiuso un messaggio che accusava Hopkins di essere un predatore sessuale: il giorno successivo la band rigettò le accuse con un comunicato ufficiale, ma il 12 maggio il sito Jezebel pubblicò un’intervista a una delle presunte vittime del cantante che, di fatto, confermava la versione raccontata in prima istanza dalla Colin. Ad aggravare ulteriormente la situazione fu anche la testimonianza dell’ex membro aggiunto dei PWR BTTM Cameron West, che – sempre a Jezebel – lasciò intendere di aver lasciato il gruppo proprio perché al corrente delle abitudini di Hopkins.

Come ha spiegato a Billboard l’avvocato specializzato in questioni musicali Steve Gordon, negli Stati Uniti è prassi che società di management, etichette e agenzie di booking inseriscano nei contratti sottoposti ai propri clienti clausole che permettano la revoca unilaterale dell’accordo in caso di “condotta indecente o oscena” del contraente. E così successe ai PWR BTTM: nel giro di 48 il gruppo di vide abbandonare da etichetta, manager e live management. Più delle clausole legali, tuttavia, fu l’eco della rilevazione a demolire i piani dal vivo del gruppo: prima ancora che la rescissione degli accordi venisse formalizzata, gran parte delle band ingaggiate come gruppo spalla per le date negli USA del tour in supporto a “Pageant” rinunciarono alle collaborazioni, e diversi locali iniziarono a stralciare gli show dai loro calendari dal vivo.

L’eliminazione dai mercati non riguardò solo la prova in studio più recente, ma anche il primo disco registrato dal gruppo, “Ugly Cherries”, pubblicato nel 2015 da un’altra etichetta indipendente, la Father/Daughter Records.

“Mi sono sorpreso quanto in fretta tutti abbiano tagliato i ponti con la band”, ha spiegato – sempre a Billboard – un’eminente figura della comunità indie di New York che ha chiesto di restare anonima: “Mi pare una cosa spiacevole, indipentemente dal fatto che la storia sia vera o no. Dove c’è fumo probabilmente c’è fuoco, ma quello che è successo, a mio parere, è stato azzardare un giudizio”.

La vicinanza dei PWR BTTM alla comunità queer della Grande Mela, storicamente – e logicamente – molto intransigente riguardo certi temi, potrebbe aver avuto in peso nelle modalità di isolamento della band, ma, probabilmente, anche il numero di accusatori è lecito credere abbia fatto la sua parte. Nel 2014, per esempio, anche il titolare del progetto Bright Eyes Conor Oberst fu bersaglio di accuse di molestie sessuali: lo scandalo si esaurì però in pochi giorni, almeno fino a quando la presunta (e unica vittima) delle violenze non confessò di essersi inventata tutto[1].

Molto più complesso è invece il caso che ha avuto per protagonisti il leader degli Swans Michael Gira e la cantautrice Larkin Grimm, che nel febbraio del 2016 accusò la voce di “Song for the Sun” di averla stuprata. Gira in un primo momentò negò[2], poi ammise di aver avuto “un rapporto intimo”[3] con la collega ma di carattere consensuale. La risposta della Grimm fu durissima: “Quella notte ero troppo fatta per darti il mio consenso per qualsiasi atto sessuale. Gli effetti psicologici di questo tradimento sono stati devastanti. E peggio ancora, quando ti ho chiesto conto di ciò che avevi fatto, tu hai rescisso il mio contratto con la Young God Records, danneggiando la mia carriera e facendo credere alla gente che ci fosse qualcosa che non andava in me e nella mia musica. (…) Il fatto che l’uomo che comanda possa gettare via la vita e il lavoro di una donna come fossero pattume, solo perché lei non vuole far sesso con lui, è un’ingiustizia immorale che accade a moltissime donne nel mondo della musica. Non lo tollererò e non dovresti farlo neppure tu”.

Rockol Music News

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