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Raison d’être[1] è il progetto dark ambient del musicista svedese Peter Andersson. Considerato uno dei pilastri del genere, il Nostro è attivo dal lontano 1992 sotto questa sigla. Nella sua ricca discografia dobbiamo sicuramente ricordare album seminali come “Enthraled By The Wind Of Lonelienes” (1994), “Requiem For Abandoned Souls” (2003) e “Metamorphyses” (2006), usciti per la leggendaria label svedese Cold Meat Industry.
La sigla “Raison d’être” deriva da una frase estrapolata da un libro di Carl Gustav Jung, studioso che ha influenzato molto l’arte di Andersson. Anche il nuovo album, intitolato “Alchymeia” e pubblicato per Cyclic Law Records, è ispirato ai concetti di archetipo e individuazione teorizzati dallo psichiatra svizzero negli anni Venti. Del resto i testi di Jung sono sempre stati uno dei maggiori interessi dell’artista svedese, assieme alla filosofia orientale, allo studio del buddismo tibetano e delle sue antiche tecniche di meditazione.

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Come suggerisce il nome del lavoro, siamo di fronte a una sorta di esperimento alchemico alla ricerca del vero Sé. “Alchymeia” vuole essere, essenzialmente, un viaggio interiore nel momento più buio della disperazione, una discesa sempre più profonda nell’inconscio, alla ricerca della “ragion d’essere” che si trasformerebbe gradualmente in una forma d’illuminazione spirituale.
L’album è composto da quattro lunghe composizioni, per una durata complessiva di circa settanta minuti. I titoli fanno riferimento ai quattro stadi della realizzazione della Grande Opera alchemica che dovrebbe culminare con la creazione della leggendaria pietra filosofale, uno strumento per convertire i metalli vili in oro.

“Nigredo” è la prima traccia, il primo atto della creazione che passa necessariamente per la putrefazione e la decomposizione. Canti medievali si odono in sottofondo tra funeree campane e bordoni implosivi che sembrano trascinarci verso il basso, tra uno sciabordio di onde e un clangore di catene.
La successiva “Albedo” prende il nome dalla fase di purificazione che si riferisce all’anima e all’animus: il tempo sembra rallentare ancora di più facendo riemergere da un magma dark ambient i singoli elementi del brano precedente, prima dell’avvento salvifico di voci angeliche in lontananza.
“Citrinitas”, l’atto alchemico di trasmutazione dell’argento in oro, ci sprofonda di nuovo in una dimensione crepuscolare, quasi un momento di passaggio in una zona morta fatta di ombre del nostro passato, come fosse un passaggio necessario prima dell’atto finale.
La “Rubedo” è in alchimia il compimento finale delle trasmutazioni chimiche: una sorta di rinata fenice che precede l’avvento della pietra filosofale. Il brano in questione si apre con note di piano che sembrano sprofondare in un mare di detriti dell’inconscio. Tornano le voci che avevamo udito in “Albedo” ma qui ancora più evanescenti e disperse, come un’eco lontana nel buio delle rovine abbandonate dell’anima.

L’album, oltre ad uscire in 500 copie in cd digisleeve esce anche, per la prima volta nella storia di Raison d’être, in un’edizione in vinile, qui limitata a 200 copie. Non c’è dubbio che sia un lavoro che non mancherà di deliziare i palati fini che seguono il dark ambient dell’artista svedese. Siamo di fronte a un lavoro ispirato e denso di simbolismi che mette in mostra i diversi elementi del classico sound di Peter Andersson.  

(14/02/2018)

References

  1. ^ Raison d’être (www.ondarock.it)

Ondarock

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