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Continua a far discutere il decreto con cui, lo scorso venerdì, il tribunale di Milano ha ordinato a Sony Music Italia di cessare di commercializzare l’album di Roger Waters[1] dopo aver ravvisato nella copertina e nel progetto grafico del disco gli estremi di (presunto) plagio delle opere dell’artista concettuale Emilio Isgrò[2]. Tra i nomi di Sean Evans, Danny Kamhaji e Dan Ichimoto[3] (i tre artisti coinvolti nel progetto grafico dell’album dell’ex Pink Floyd[4]) e a quello di Emilio Isgrò si inserisce ora il nome di un altro artista.

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Emilio Isgrò ha fatto del linguaggio artistico della “cancellatura” la sua cifra stilistica. Quando il giornalista e scrittore Dino Buzzati recensì la cancellazione di Isgrò dell’Enciclopedia Treccani, nel 1970, scrisse una delle migliori descrizioni del linguaggio artistico dell’artista: “Segno nero che copre le parole per tenere vive quelle non coperte”. Da parte sua, Isgrò ha commentato la decisione del tribunale di Milano in maniera piuttosto schietta: “Plagio palese delle mie opere[5]“, ha detto a proposito del progetto grafico di “Is this the life we really want?”, l’album di Waters. In realtà, qualcuno “scoprì” la “cancellatura” prima di lui.

Quel qualcuno è Man Ray, vero nome Emmanuel Radnitzky, uno dei nomi di punta dell’esperienza artistica del Dadaismo. Man Ray, che è morto a Parigi nel 1976, fu autore – tra le altre cose – di un’opera intitolata “Poema ottico”: una pagina di testo con le parole tutte cancellate (con la sola eccezione della firma e della data, in basso).

L’opera di Man Ray:

https://i0.wp.com/www.finanzaonline.com/forum/attachments/investimenti-in-arte-e-collezionismo/2357795d1484923433-ketty-la-rocca-manray.jpg?w=640

La copertina dell’album di Roger Waters:

https://i1.wp.com/www.jambands.com/images/2017/04/20/63178/18056259_1393091364067998_3056924257410726318_o.jpg?w=640

Un’opera di Emilio Isgrò:

https://i0.wp.com/www.nuoviargomenti.net/wp-content/uploads/2013/07/isgrdichiarodiessereemilioisgralta-302x400.jpg?resize=302%2C400

Come fa notare l’esperto d’arte Piero Mascitti al Fatto Quotidiano:

“Le ‘cancellature’ di Isgrò risultato piuttosto ispirate al Poeta Ottico del 1924”.

Lo stesso Fatto Quotidiano ha recuperato un articolo scritto da Sebastiano Grasso per il Corriere della Sera nel 2008 su una mostra di Isgrò alla Fondazione Pecci di Prato. Nell’articolo viene messo in evidenza proprio il debito stilistico che Isgrò avrebbe nei confronti di Man Ray:

“Che il pittore e fotografo americano, trapiantato a Parigi, fosse anche un veggente in grado di anticipare quello che quarant’anni dopo avrebbe fatto Emilio Isgrò […] lo si è scoperto dopo”.

E ancora:

“Man Ray si era ispirato (ma solo ispirato) al Canto notturno del pesce (1905) del poeta tedesco Christian Morgenstern e lo aveva detto tranquillamente. Isgrò, invece, s’è ben guardato dallo svelare la sua fonte: che era stato il maggiore esponente del dadaismo Usa a suggerirgli – in questi casi si usa dire inconsciamente – di indossare gli abiti di cancellatore e di teorico della cancellatura”.

Nonostante il decreto del tribunale di Milano, “Is this the life we really want?” continua ad essere disponibile sul mercato italiano: attualmente è ancora possibile acquistarlo sui negozi digitali come iTunes, su Amazon e anche ascoltarlo in streaming. Nessun commento, per ora, da parte di Sony Music Italia, che distribuisce nel nostro paese il disco (uscito su etichetta Columbia Records).

Rockol Music News

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