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Norvegese di Oslo con un curriculum di permanenza a Brooklyn e, ora, a Londra per registrare questo disco insieme a Matt Ingram, batterista e (occasionalmente) produttore di Laura Marling[1], Siv Jacobsen presenta un disco che non lesina sul contenuto emotivo, saturando di archi gli arrangiamenti che accompagnano le sue tormentate interpretazioni, purtroppo ancora un po’ monocordi.

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Non sempre rendono giustizia, insieme a questi archi un po’ sovrabbondanti, che tendono a sovraccaricare e a “spiegare” eccessivamente il contenuto delle canzoni (esemplare il rabbioso percussionismo di “Shallow Digger”), a una scrittura che cerca di evitare cliché melodici (un po’ meno quelli emotivi/stilistici, alla maniera della Marling, alla quale la Jakobsen si ispira discretamente, come in “Berry & Whyte”, ma senza pose e con spirito più adulto), come nel singolo “To Leave You”, che segue le coordinate del cantautorato romantico di Damien Rice[2].

Per il resto, le confessioni di Siv mostrano un’ispirazione seria e, tutto sommato, una necessità di espressione, per quanto generalmente ombelicale e poco suggestiva (“We Are Not In Love”), e l’album si sostiene su questo: su un diario di uggiosa introspezione, dall’immaginario amoroso un po’ angusto (“Like I Used To”).

(13/09/2017)

References

  1. ^ Laura Marling (www.ondarock.it)
  2. ^ Damien Rice (www.ondarock.it)

Ondarock

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