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Tutto è iniziato con l’idea di una bambina alla fermata dell’autobus accanto a una strana creatura. Un essere ispirato alla mitologia nipponica, uno spirito che ha la forma di un incrocio tra una talpa, un orso e un procione. È un troll e somiglia a un “tanuki”, creatura delle leggende giapponesi. È enorme ma morbido e rassicurante. Una figura che “non deve essere simile a nulla di noto” ma che diventa subito familiare per i più piccoli. È da questi stimoli, con le precise indicazioni di Hayao Miyazaki, che trent’anni fa è nato Totoro, protagonista del film che cambiò la storia del cinema d’animazione, non solo quello nipponico. Tonari no Totoro uscì in Giappone il 16 aprile 1988 e ben presto quel personaggio indefinibile diventò un’icona: la canzone dei titoli di coda, il cui testo è firmato dallo stesso Miyazaki, è talmente famosa da essere insegnata nelle scuole. Un libro ne racconta la storia, Il mio vicino Totoro – Il film icona di Hayao Mityazaki (ed. Ultra Shibuya), scritto da Valeria Arnaldi che ha già dedicato diversi saggi all’animazione nipponica e al suo maestro.
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