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Tipica band ricordata più per una manciata di singoli di successo che per gli album licenziati nel corso degli anni, i Wombats godono ancora di un notevole riscontro in patria, con il precedente “Glitterburg” entrato nella top 5 inglese nel 2015. La vera stagione d’oro del trio incontratosi al Liverpool Institute of Performing Arts è giunta però ormai oltre dieci anni fa, nel 2007, quando Moving To New York[1]” e “Let’s Dance To Joy Division” avevano scalato gli indici di gradimento del pubblico di mezzo mondo. Da allora, va detto, la proposta musicale dei tre non è più stata all’altezza degli esordi e, nonostante un rilancio di ambizioni enunciato a parole dai diretti protagonisti, nemmeno questo “Beautiful People Will Ruin Your Life” riuscirà a invertire una rotta artistica in sostanziale ribasso.

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La formazione, che nel frattempo si è sparpagliata per il mondo – il frontman Matthew Murphy si è trasferito a Los Angeles, il bassista Tord Knudsen è tornato a Oslo e il batterista Dan Haggis ora vive a Londra – ha assoldato due produttori di grido come Mark Crew, già all’opera con Bastille e Rag’n’Bone Man, e Catherine Marks, a sua volta impegnata con Wolf Alice[2]. Velleità pop con radici indie, in altre parole, in un esercizio di equilibrismo che nuovamente, però, si tramuta in un buco nell’acqua. La freschezza melodica di “Cheetah Tongue” già stride con il tiepido uptempo “Lemon to a Knife Fight”, un numero che da tempo riesce meglio ai vari Vaccines[3] e Kasabian[4]. Un poco meglio va con l’indie-wave di “Turn”, che prova a sintetizzare gli orizzonti dei Killers[5] e un approccio dance già fallito dagli ultimi Kaiser Chiefs[6], ricavando quantomeno un risultato migliore rispetto ai connazionali.

 

Superate una “Black Flamingo” e una “White Eyes” piuttosto anonime, si giunge a una seconda metà di album decisamente in tono minore. “Out of My Head” non decolla mai, nonostante Murphy si cimenti in una delle sue migliori prove. “I Only Wear Black” prova stancamente a mettersi in scia degli Strokes[7], “Ice Cream” reintroduce battiti accelerati ma fallisce del tutto sotto il profilo melodico. Il pop-rock stemperato di “I Don’t Know Why I Like You But I Do” chiude il sipario sopra un album non solo poco ispirato ma, forse per la prima volta, anche incapace di sfornare quella hit spacca-classifica che fino a ieri era stato il minimo sindacale.

(13/02/2018)

References

  1. ^ Moving To New York (www.ondarock.it)
  2. ^ Wolf Alice (www.ondarock.it)
  3. ^ Vaccines (www.ondarock.it)
  4. ^ Kasabian (www.ondarock.it)
  5. ^ Killers (www.ondarock.it)
  6. ^ Kaiser Chiefs (www.ondarock.it)
  7. ^ Strokes (www.ondarock.it)

Ondarock

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