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“The Alone Rush” è il primo album dei Wrekmeister Harmonies[1] come duo nelle mani di JR Robinson ed Esther Shaw. Nonostante la riduzione all’osso della line-up, il nuovo progetto conserva l’originale ambiziosa estetica della band, rivolgendo maggiore attenzione verso la voce ieratica di Robinson. Gli unici ospiti coinvolti in “The Alone Rush” sono l’amico e batterista degli Swans[2], Thor Harris, e il rinomato produttore Martin Bisi (Sonic Youth[3], Lydia Lunch[4]). La scelta di operare in coppia non nasce come un’intenzionale mossa stilistica, ma a seguito di una duplice tragedia personale che ha colpito Robinson e Shaw, i quali hanno deciso di rifugiarsi nell’Oregon per curare le proprie ferite. Il risultato è un disco estremamente confidenziale (come intuibile anche dalla foto di copertina), una meditazione sui temi della morte e della solitudine, portati tuttavia in musica senza la magniloquente sezione orchestrale che aveva caratterizzato le precedenti opere della band. 

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Non ci sono filtri alle immagini cantate da JR Robinson, i cui testi sono una parata di apparizioni spaventose come quelle contenute nell’Apocalisse di Giovanni. La strumentazione viene guidata dal violino di Esther, sempre al servizio del baritono del compagno, che squarcia con le sue declamazioni le superfici sonore – solo apparentemente pacate – delle composizioni.
Sin dalle tastiere e dalle chitarre in apertura di “A 300 Year Old Slit Throat” è però chiaro come stavolta il microcosmo ossessionante dei Wrekmester Harmonies sia stato costruito in maniera più immersiva e malinconica, dove spesso anche la voce di Robinson è destinata a essere sommersa. Regna l’angoscia più pura, in tutte le sue facce, anche quella di un macabro ambient o di rumori destabilizzanti – un fattore, quest’ultimo, che non sempre il duo riesce a incanalare con totale efficacia.

I due momenti clou dell’intero disco sono rappresentati dalle urla agghiaccianti nel mezzo di “Behold! The Final Scream” e dal mantra di 14 minuti di “Forgive Yourself And Let Go”, scalfito da sinistri bordoni e sintetizzatori trascendentali, che dimostrano come l’intero album sia una prova unitaria alla scoperta di sé, ma l’epifania a cui si va in contro è tutt’altro che confortante. Persino il violino di Shaw, generalmente l’unico spiraglio di luce nella musica della band, sale in questo caso sulla barca di Caronte, contribuendo a plasmare un affogante senso di disperazione. L’unico retaggio del vero drone doom metal degli album precedenti è racchiuso nel crescendo e nella coda strumentale di “Descent Into Darkness” (con l’ospite Thor Harris alla batteria e al clarinetto), mentre la title track chiude con inaspettata quiete quello che rimarrà – finora – l’album meno feroce e più intimistico della band. 

(17/04/2018)

References

  1. ^ Wrekmeister Harmonies (www.ondarock.it)
  2. ^ Swans (www.ondarock.it)
  3. ^ Sonic Youth (www.ondarock.it)
  4. ^ Lydia Lunch (www.ondarock.it)

Ondarock

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